Dott.ssa Elisa Ercolani
Psicologa - Psicoterapeuta
domenica 25 febbraio 2018
martedì 24 febbraio 2015
domenica 13 luglio 2014
Adolescenza dei figli e genitori
PER
UNA BUONA COMUNICAZIONE TRA GENITORI E FIGLI
ADOLESCENTI , GAMBERI E
ARAGOSTE
Quando
i gamberi perdono il guscio per prima cosa perdono quello vecchio restando
senza difesa durante il tempo necessario per fabbricarne uno nuovo. Ed è
proprio in questo periodo che sono esposti a un grave pericolo.
Per
gli adolescenti è un po’ la stessa cosa.
E fabbricarsi un nuovo guscio costa tante lacrime e tante fatiche che è un po’ come se lo si
“trasudasse”. Nei paraggi di un gambero indifeso c’è sempre un congro in
agguato ,pronto a divorarlo.
L’adolescenza
è il dramma del gambero!
Il
nostro congro è tutto quanto ci minaccia, dentro e fuori di noi e a cui spesso
non pensiamo.
Il
congro è forse il bambino che siamo stati, che non vuole uscire di scena e che
ha paura di perdere la protezione dei genitori. Ci trattiene nell’infanzia e
impedisce di nascere all’adulto che saremo. Il congro in noi è anche quel
bambino collerico che crede che si diventi adulti litigando con gli adulti(…).
L’adolescenza
è anche un movimento ricco di forza, di promesse di vita: uno sbocciare. Questa
forza è molto importante, è l’energia stessa di questa trasformazione. Come
germogli che spuntano dalla terra, si ha bisogno di uscire.
Uscire
è abbandonare il vecchio bozzolo ormai divenuto soffocante, e anche avere un
legame di amore. È un termine chiave che traduce bene il grande movimento che
ci coinvolge. In gruppo ci si sente bene, si hanno gli stessi riferimenti, un
linguaggio codificato che permette di non utilizzare quello degli adulti.
Nessun
adolescente è senza problemi, senza sofferenza; forse è il periodo più ricco di
dolore della vita, ma anche quello delle gioie più intense. Il guaio è che si
desidera fuggire tutto ciò che si presenta difficile. Fuggire fuori da sé
gettandosi in avventure dubbie e pericolose, trascinati da persone che
conoscono la fragilità degli adolescenti. Fuggire dentro di sé, chiudersi
dentro un guscio fasullo.
L’adolescenza
è sempre difficile ma , se i genitori e i figli hanno fiducia nella vita, tutto
va a posto.
LA
PREADOLESCENZA
…“è
l’aurora di un adulto nel crepuscolo di un bambino”
Come
quando i gamberi e le aragoste perdono il loro guscio; si nascondono sotto le
rocce fino a quando non hanno secreto un nuovo rivestimento che li difenda,
sono perciò fragili e vulnerabili…quasi come dei neonati: è una “seconda
nascita”.
I
preadolescenti hanno bisogno:
- Di essere
ASCOLTATI e ACCETTATI per ciò che sono, compresi nel difficile compito che
stanno affrontando, di costruzione della propria identità;
- Di trovare uno
spazio per differenziarsi dai genitori pur continuando a essere protetti
da loro;
- Di AUTOREVOLEZZA
AUTENTICA, DI GUIDA E DI PUNTI DI RIFERIMENTO per superare la confusione: bisogno di
adulti con la “A” maiuscola, di genitori come “porto sicuro”.
(tratto da “Progetto genitori.
Itinerari educativi in piccolo e grande gruppo ” di Paola Milani, ed. Erickson)
ALCUNE
LINEE GUIDA PER RIFLETTERE SULLE MODALITà DI INTERAZIONE CON I PROPRI FIGLI
Una buona comunicazione
tra genitori i figli alimenta tra di loro un stile relazionale sano . I modelli
di comunicazione appresi dai figli all’interno della famiglia si
ripresenteranno anche in contesti extrafamigliari. Un figlio abituato
all’ascolto reciproco e al rispetto sarà indotto a fare lo stesso con le altre persone con cui
entrerà in relazione. Un figlio abituato a non essere ascoltato, agli urli o
altri comportamenti comunicativi disfunzionali difficilmente riuscirà ad avere
una comunicazione rispettosa verso gli altri.
Il Rispetto possiamo
considerarlo come la nostra parola guida fondamentale. Solo attraverso il
rispetto reciproco riusciremo ad instaurare una buona comunicazione con i
nostri figli e siccome gli adulti siamo noi spetta a noi insegnarlo a loro.
Prima di tutto è
importante riflettere sui nostri stili comunicativi appresi. A tal proposito è
bene fare un tuffo nell’infanzia e ripensare alle modalità comunicative che
avevamo da piccoli con i nostri genitori e figure di riferimento e viceversa,
ovvero come i nostri genitori e figure di riferimento comunicavano con noi.
Venivamo ascoltati?
Quando parlavi venivi
interrotto o ascoltato?
Il tono della voce
nella tua famiglia solitamente com’era?
Come venivi sgridato?
Attraverso ingiurie verbali (offese verbali, critiche, valutazioni)? Punizioni
verbali o fisiche?
Cosa secondo te è stato
giusto e cosa sbagliato?
Ora riproponi le stesse
modalità di comunicazione apprese nella tue infanzia? Se alcune di esse le
ritenevi sbagliate fai in modo di evitarle di non metterle in pratica con i
tuoi figli?
Fermati un secondo a
riflettere su tutto ciò, poi ritorna al
presente e al modo di relazionarti con tuo figlio.
Ascolti davvero tuo
figlio?
Tu ti senti ascoltato
da tuo figlio?
Com’è il tono della
voce solitamente quando comunichi con lui?
Come viene sgridato tuo
figlio?
Nell’educazione di tuo
figlio è importante che tu possa mettere in pratica il tipo di comportamento e di interazione che
ti aspetti da lui/lei nei tuoi confronti.
Un bambino abituato
agli urli imparerà a gridare, un bambino abituato alle punizioni fisiche
imparerà ad essere aggressivo/violento a sua volta.
Un
bambino che si sente ascoltato ,
rispettato e voluto bene imparerà a sua volta ad ascoltare, a sentirsi
accettato e ad amare.
Migliorare la
comunicazione e le modalità di interazione con i nostri figli è un lavoro in costante evoluzione che richiede un
impegno costante, non si apprende ne si può modificare in poco tempo. È però
fondamentale avere consapevolezza delle proprie modalità e capire come e che
cosa si può migliorare/cambiare.
Dott.ssa E. Ercolani
mercoledì 26 marzo 2014
sabato 1 febbraio 2014
Maternità...tra gioia e dolore
"E' un po' di giorni che mi sento strana...un'indescrivibile "emozionalità"...poi il seno turgido, qualche doloretto simil - mestruale.....ma sì sarà l'arrivo delle mestruazioni!! Per sicurezza però voglio fare il test....una "voce interiore" mi sussurra "...sei incinta...".....ed ecco il miracolo! Una nuova vita segnata da una doppia linea violacea...incredibile! Gioia...sgomento...paura...mi gira la testa ...ho il cuore in gola. Sono incinta. Divento mamma"
Mamma che parola straordinaria morbida, buona ,rotonda, avvolgente....
Ma cosa vuol dire realmente diventare "mamma"?
Quando nasce un bambino nasce anche una mamma o meglio dal concepimento accade qualcosa dentro la donna che la condurrà a una ri-nascita ...dentro di lei avverranno eccezionali cambiamenti sia fisici che psicologici che le plasmeranno una nuova identità. Il suo corpo abitato da una nuova creatura non sarà solo un contenitore ma vibrerà e sentirà insieme al nascituro. La donna incinta vivrà sensazioni ed emozioni uniche.
La maternità è un complesso , delicato e profondo processo di trasformazione e cambiamento che si ripercuoterà a livello fisico, emozionale , psicologico e in tutti i settori di vita della donna: nel rapporto con il partner, con il suo corpo e con la sessualità, con la sua famiglia di origine, con gli amici , con i colleghi di lavoro e con gli altri contesti da lei frequentati.
La maternità genera nella donna una "crisi di identità" che necessiterà di un tempo soggettivo di adattamento.
Questo processo di trasformazione profonda che inizia dal momento del concepimento e perdura dopo la nascita, e in un certo senso è in continua evoluzione , produce nella vita psichica della donna un'intensa fase regressiva che le riattiva parti emozionali infantili ; se da una parte tale regressione aiuta la donna a connettersi emotivamente con la sua creatura, dall'altra parte la rende più vulnerabile e fragile.
Al di là degli aspetti di rifiuto o di ambivalenza nei confronti del bambino che possono verificarsi nel vissuto di una madre, è estremamente affascinante e commovente l'opera compiuta dagli ormoni che fin dall'istante del concepimento innescano una serie di trasformazioni atte a rendere la madre gradualmente più sensibile, protettiva, nutriente e adatta all'accudimento del bambino.
Ed ecco affacciarsi il primo trimestre della gravidanza , quello che solitamente risulta essere caratterizzato dall'adattamento , dalle ambivalenze e dai malesseri della madre.
Ma è proprio in questo primo e delicato trimestre che prende vita la relazione madre-figlio , iniziano ad affacciarsi nella madre paure e dubbi ed inizia a consolidarsi insieme al papà quella che sarà per la coppia una nuova dimensione di vita : la genitorialità.
Uno stato di grazia, così viene definita dall'immaginario collettivo la gravidanza, ma non è sempre così.
Alla base di tutto si pone la questione del desiderio autentico: ho desiderato avere questo figlio in maniera incondizionata? è capitato? l'ho fatto per accontentare il partner e/o le aspettative della famiglia? perchè inizio ad avere una certa età ed è bene fare un figlio altrimenti potrei pentirmene? perchè una donna deve diventare madre prima o poi altrimenti la sua esistenza non è completa? perchè avevo timore che il mio compagno mi abbandonasse o per sanare un rapporto in crisi? perchè ero rimasta l'unica a non avere un figlio?
A ognuna la sua risposta.
Un tempo era consueto mettere al mondo molti figli, oggi sappiamo che il senso di famiglia ha subito un radicale cambiamento. La"famiglia patriarcale" è in fase di estinzione. Attualmente assistiamo ad una serie di rivoluzioni e conquiste di "libertà" che hanno portato alla formazione di nuovi modelli di famiglia : famiglia nucleare, monogenitoriale, ricomposta, estesa, mista, omosessuale, ecc.
La donna in tutto questo ha acquisito una maggiore libertà di scelta, può pianificare la sua esistenza seguendo la propria personalità e sensibilità.
Nonostante ciò la donna contemporanea deve o meglio sceglie di fare i conti con la carriera o semplicemente con il lavoro. Un tempo alla donna era precluso la dimensione lavorativa nella vita poichè il suo ruolo fondamentale era legato all'accudimento e crescita de figli nonchè alla cura di altri famigliari presenti sotto lo stesso tetto.
Molte donne associano l'idea di maternità ad una certa privazione della propria libertà , ad una limitazione o addirittura interruzione della propria carriera. Ma spesso è un pensiero inaccettabile quello di ammettere di non volere un figlio poichè si preferisce se stesse e la carriera.
Ad ogni modo far nascere un figlio per una donna oggi e riuscire a concigliare lavoro, vita di coppia, cura della casa, rapporto famigliare ed extrafamigliari ecc. risulta essere un'impresa piuttosto ardua se non condivisa e sostenuta adeguatamente.
E poi si affacciano i timori e le preoccupazioni che in maniera più o meno marcata costellano i nove mesi della gravidanza di tante mamme.
Timori e angosce legati al bambino e alla sua salute, alla corporeità che cambia, al parto, alle ripercussioni nel rapporto con il partner e con la famiglia di origine, al proprio senso di adeguatezza o meno.
Ed ecco trapelare durante la gravidanza un miscuglio di ansie , paure, rabbia, tristezza ,sensi di colpa .
A tal proposito può essere di notevole aiuto un percorso psicoterapeutico durante la gravidanza poichè nella gestante compare un'emozionalità vivida , definita da M.Bydlowski "trasparenza psichica" che favorisce l'emergere di emozioni e vissuti profondi attraverso una capacità di introspezione particolarmente fervida .
Uno stato di grazia, così viene definita dall'immaginario collettivo la gravidanza, ma non è sempre così.
Alla base di tutto si pone la questione del desiderio autentico: ho desiderato avere questo figlio in maniera incondizionata? è capitato? l'ho fatto per accontentare il partner e/o le aspettative della famiglia? perchè inizio ad avere una certa età ed è bene fare un figlio altrimenti potrei pentirmene? perchè una donna deve diventare madre prima o poi altrimenti la sua esistenza non è completa? perchè avevo timore che il mio compagno mi abbandonasse o per sanare un rapporto in crisi? perchè ero rimasta l'unica a non avere un figlio?
A ognuna la sua risposta.
Un tempo era consueto mettere al mondo molti figli, oggi sappiamo che il senso di famiglia ha subito un radicale cambiamento. La"famiglia patriarcale" è in fase di estinzione. Attualmente assistiamo ad una serie di rivoluzioni e conquiste di "libertà" che hanno portato alla formazione di nuovi modelli di famiglia : famiglia nucleare, monogenitoriale, ricomposta, estesa, mista, omosessuale, ecc.
La donna in tutto questo ha acquisito una maggiore libertà di scelta, può pianificare la sua esistenza seguendo la propria personalità e sensibilità.
Nonostante ciò la donna contemporanea deve o meglio sceglie di fare i conti con la carriera o semplicemente con il lavoro. Un tempo alla donna era precluso la dimensione lavorativa nella vita poichè il suo ruolo fondamentale era legato all'accudimento e crescita de figli nonchè alla cura di altri famigliari presenti sotto lo stesso tetto.
Molte donne associano l'idea di maternità ad una certa privazione della propria libertà , ad una limitazione o addirittura interruzione della propria carriera. Ma spesso è un pensiero inaccettabile quello di ammettere di non volere un figlio poichè si preferisce se stesse e la carriera.
Ad ogni modo far nascere un figlio per una donna oggi e riuscire a concigliare lavoro, vita di coppia, cura della casa, rapporto famigliare ed extrafamigliari ecc. risulta essere un'impresa piuttosto ardua se non condivisa e sostenuta adeguatamente.
E poi si affacciano i timori e le preoccupazioni che in maniera più o meno marcata costellano i nove mesi della gravidanza di tante mamme.
Timori e angosce legati al bambino e alla sua salute, alla corporeità che cambia, al parto, alle ripercussioni nel rapporto con il partner e con la famiglia di origine, al proprio senso di adeguatezza o meno.
Ed ecco trapelare durante la gravidanza un miscuglio di ansie , paure, rabbia, tristezza ,sensi di colpa .
A tal proposito può essere di notevole aiuto un percorso psicoterapeutico durante la gravidanza poichè nella gestante compare un'emozionalità vivida , definita da M.Bydlowski "trasparenza psichica" che favorisce l'emergere di emozioni e vissuti profondi attraverso una capacità di introspezione particolarmente fervida .
martedì 28 gennaio 2014
"Quando nasce un bimbo nasce anche una mamma"
Sostegno Psicologico alla Maternità
Sostegno Psicologico alla Maternità
| La Maternità- Elisa Ercolani |
La maternità è fin da principio uno straordinario cammino interiore che richiede un processo di trasformazione profonda nell'identità di una donna, una trasformazione che apporterà non solo cambiamenti fisici ma anche psicologici. Tali cambiamenti si ripercuoteranno nella rappresentazione che la donna aveva di se stessa fino a quel momento, nelle relazioni col partner, con la famiglia di origine, con la cerchia delle amicizie e nel contesto in generale.
Nell'ascolto profondo di una donna in gravidanza e di una neomamma oltre all'immensa gioia per il bimbo che verrà o appena nato, spesso emergono dei vissuti emotivi taciuti, legati a paura, fatica, senso di colpa, inadeguatezza, impotenza e rabbia.
Il sostegno psicologico alla maternità offre alla gestante e alla neomamma uno spazio protetto in cui dare voce ai propri vissuti interiori attraverso un percorso individuale " da donna a donna"con la terapeuta: è possibile affrontare il percorso terapeutico anche in coppia
Nell'ascolto profondo di una donna in gravidanza e di una neomamma oltre all'immensa gioia per il bimbo che verrà o appena nato, spesso emergono dei vissuti emotivi taciuti, legati a paura, fatica, senso di colpa, inadeguatezza, impotenza e rabbia.
Il sostegno psicologico alla maternità offre alla gestante e alla neomamma uno spazio protetto in cui dare voce ai propri vissuti interiori attraverso un percorso individuale " da donna a donna"con la terapeuta: è possibile affrontare il percorso terapeutico anche in coppia
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