domenica 13 luglio 2014

Adolescenza dei figli e genitori

PER UNA BUONA COMUNICAZIONE TRA GENITORI E FIGLI

ADOLESCENTI , GAMBERI E ARAGOSTE
Quando i gamberi perdono il guscio per prima cosa perdono quello vecchio restando senza difesa durante il tempo necessario per fabbricarne uno nuovo. Ed è proprio in questo periodo che sono esposti a un grave pericolo.
Per gli adolescenti  è un po’ la stessa cosa. E fabbricarsi un nuovo guscio costa tante lacrime  e tante fatiche che è un po’ come se lo si “trasudasse”. Nei paraggi di un gambero indifeso c’è sempre un congro in agguato ,pronto a divorarlo.
L’adolescenza è il dramma del gambero!
Il nostro congro è tutto quanto ci minaccia, dentro e fuori di noi e a cui spesso non pensiamo.
Il congro è forse il bambino che siamo stati, che non vuole uscire di scena e che ha paura di perdere la protezione dei genitori. Ci trattiene nell’infanzia e impedisce di nascere all’adulto che saremo. Il congro in noi è anche quel bambino collerico che crede che si diventi adulti litigando con gli adulti(…).
L’adolescenza è anche un movimento ricco di forza, di promesse di vita: uno sbocciare. Questa forza è molto importante, è l’energia stessa di questa trasformazione. Come germogli che spuntano dalla terra, si ha bisogno di uscire.
Uscire è abbandonare il vecchio bozzolo ormai divenuto soffocante, e anche avere un legame di amore. È un termine chiave che traduce bene il grande movimento che ci coinvolge. In gruppo ci si sente bene, si hanno gli stessi riferimenti, un linguaggio codificato che permette di non utilizzare quello degli adulti.
Nessun adolescente è senza problemi, senza sofferenza; forse è il periodo più ricco di dolore della vita, ma anche quello delle gioie più intense. Il guaio è che si desidera fuggire tutto ciò che si presenta difficile. Fuggire fuori da sé gettandosi in avventure dubbie e pericolose, trascinati da persone che conoscono la fragilità degli adolescenti. Fuggire dentro di sé, chiudersi dentro un guscio fasullo.
L’adolescenza è sempre difficile ma , se i genitori e i figli hanno fiducia nella vita, tutto va a posto.


LA PREADOLESCENZA
…“è l’aurora di un adulto nel crepuscolo di un bambino”
Come quando i gamberi e le aragoste perdono il loro guscio; si nascondono sotto le rocce fino a quando non hanno secreto un nuovo rivestimento che li difenda, sono perciò fragili e vulnerabili…quasi come dei neonati: è una “seconda nascita”.

I preadolescenti hanno bisogno:
  • Di essere ASCOLTATI e ACCETTATI per ciò che sono, compresi nel difficile compito che stanno affrontando, di costruzione della propria identità;
  • Di trovare uno spazio per differenziarsi dai genitori pur continuando a essere protetti da loro;
  • Di AUTOREVOLEZZA AUTENTICA, DI GUIDA E DI PUNTI DI RIFERIMENTO  per superare la confusione: bisogno di adulti con la “A” maiuscola, di genitori come “porto sicuro”.
(tratto da “Progetto genitori. Itinerari educativi in piccolo e grande gruppo ” di Paola Milani, ed. Erickson)


ALCUNE LINEE GUIDA PER RIFLETTERE SULLE MODALITà DI INTERAZIONE CON I PROPRI FIGLI

Una buona comunicazione tra genitori i figli alimenta tra di loro un stile relazionale sano . I modelli di comunicazione appresi dai figli all’interno della famiglia si ripresenteranno anche in contesti extrafamigliari. Un figlio abituato all’ascolto reciproco e al rispetto sarà indotto  a fare lo stesso con le altre persone con cui entrerà in relazione. Un figlio abituato a non essere ascoltato, agli urli o altri comportamenti comunicativi disfunzionali difficilmente riuscirà ad avere una comunicazione rispettosa verso gli altri.
Il Rispetto possiamo considerarlo come la nostra parola guida fondamentale. Solo attraverso il rispetto reciproco riusciremo ad instaurare una buona comunicazione con i nostri figli e siccome gli adulti siamo noi spetta a noi insegnarlo a loro.
Prima di tutto è importante riflettere sui nostri stili comunicativi appresi. A tal proposito è bene fare un tuffo nell’infanzia e ripensare alle modalità comunicative che avevamo da piccoli con i nostri genitori e figure di riferimento e viceversa, ovvero come i nostri genitori e figure di riferimento comunicavano con noi.
Venivamo ascoltati?
Quando parlavi venivi interrotto o ascoltato?
Il tono della voce nella tua famiglia solitamente com’era?
Come venivi sgridato? Attraverso ingiurie verbali (offese verbali, critiche, valutazioni)? Punizioni verbali o fisiche?
Cosa secondo te è stato giusto e cosa sbagliato?
Ora riproponi le stesse modalità di comunicazione apprese nella tue infanzia? Se alcune di esse le ritenevi sbagliate fai in modo di evitarle di non metterle in pratica con i tuoi figli?
Fermati un secondo a riflettere su tutto ciò,  poi ritorna al presente e al modo di relazionarti con tuo figlio.
Ascolti davvero tuo figlio?
Tu ti senti ascoltato da tuo figlio?
Com’è il tono della voce solitamente quando comunichi con lui?
Come viene sgridato tuo figlio?
Nell’educazione di tuo figlio è importante che tu possa mettere in pratica  il tipo di comportamento e di interazione che ti aspetti da lui/lei nei tuoi confronti.
Un bambino abituato agli urli imparerà a gridare, un bambino abituato alle punizioni fisiche imparerà ad essere aggressivo/violento a sua volta.
Un bambino che si sente ascoltato ,  rispettato e voluto bene imparerà a sua volta ad ascoltare, a sentirsi accettato e ad amare.
Migliorare la comunicazione e le modalità di interazione con i nostri figli è un  lavoro in costante evoluzione che richiede un impegno costante, non si apprende ne si può modificare in poco tempo. È però fondamentale avere consapevolezza delle proprie modalità e capire come e che cosa si può migliorare/cambiare.

Dott.ssa E. Ercolani