PER
UNA BUONA COMUNICAZIONE TRA GENITORI E FIGLI
ADOLESCENTI , GAMBERI E
ARAGOSTE
Quando
i gamberi perdono il guscio per prima cosa perdono quello vecchio restando
senza difesa durante il tempo necessario per fabbricarne uno nuovo. Ed è
proprio in questo periodo che sono esposti a un grave pericolo.
Per
gli adolescenti è un po’ la stessa cosa.
E fabbricarsi un nuovo guscio costa tante lacrime e tante fatiche che è un po’ come se lo si
“trasudasse”. Nei paraggi di un gambero indifeso c’è sempre un congro in
agguato ,pronto a divorarlo.
L’adolescenza
è il dramma del gambero!
Il
nostro congro è tutto quanto ci minaccia, dentro e fuori di noi e a cui spesso
non pensiamo.
Il
congro è forse il bambino che siamo stati, che non vuole uscire di scena e che
ha paura di perdere la protezione dei genitori. Ci trattiene nell’infanzia e
impedisce di nascere all’adulto che saremo. Il congro in noi è anche quel
bambino collerico che crede che si diventi adulti litigando con gli adulti(…).
L’adolescenza
è anche un movimento ricco di forza, di promesse di vita: uno sbocciare. Questa
forza è molto importante, è l’energia stessa di questa trasformazione. Come
germogli che spuntano dalla terra, si ha bisogno di uscire.
Uscire
è abbandonare il vecchio bozzolo ormai divenuto soffocante, e anche avere un
legame di amore. È un termine chiave che traduce bene il grande movimento che
ci coinvolge. In gruppo ci si sente bene, si hanno gli stessi riferimenti, un
linguaggio codificato che permette di non utilizzare quello degli adulti.
Nessun
adolescente è senza problemi, senza sofferenza; forse è il periodo più ricco di
dolore della vita, ma anche quello delle gioie più intense. Il guaio è che si
desidera fuggire tutto ciò che si presenta difficile. Fuggire fuori da sé
gettandosi in avventure dubbie e pericolose, trascinati da persone che
conoscono la fragilità degli adolescenti. Fuggire dentro di sé, chiudersi
dentro un guscio fasullo.
L’adolescenza
è sempre difficile ma , se i genitori e i figli hanno fiducia nella vita, tutto
va a posto.
LA
PREADOLESCENZA
…“è
l’aurora di un adulto nel crepuscolo di un bambino”
Come
quando i gamberi e le aragoste perdono il loro guscio; si nascondono sotto le
rocce fino a quando non hanno secreto un nuovo rivestimento che li difenda,
sono perciò fragili e vulnerabili…quasi come dei neonati: è una “seconda
nascita”.
I
preadolescenti hanno bisogno:
- Di essere
ASCOLTATI e ACCETTATI per ciò che sono, compresi nel difficile compito che
stanno affrontando, di costruzione della propria identità;
- Di trovare uno
spazio per differenziarsi dai genitori pur continuando a essere protetti
da loro;
- Di AUTOREVOLEZZA
AUTENTICA, DI GUIDA E DI PUNTI DI RIFERIMENTO per superare la confusione: bisogno di
adulti con la “A” maiuscola, di genitori come “porto sicuro”.
(tratto da “Progetto genitori.
Itinerari educativi in piccolo e grande gruppo ” di Paola Milani, ed. Erickson)
ALCUNE
LINEE GUIDA PER RIFLETTERE SULLE MODALITà DI INTERAZIONE CON I PROPRI FIGLI
Una buona comunicazione
tra genitori i figli alimenta tra di loro un stile relazionale sano . I modelli
di comunicazione appresi dai figli all’interno della famiglia si
ripresenteranno anche in contesti extrafamigliari. Un figlio abituato
all’ascolto reciproco e al rispetto sarà indotto a fare lo stesso con le altre persone con cui
entrerà in relazione. Un figlio abituato a non essere ascoltato, agli urli o
altri comportamenti comunicativi disfunzionali difficilmente riuscirà ad avere
una comunicazione rispettosa verso gli altri.
Il Rispetto possiamo
considerarlo come la nostra parola guida fondamentale. Solo attraverso il
rispetto reciproco riusciremo ad instaurare una buona comunicazione con i
nostri figli e siccome gli adulti siamo noi spetta a noi insegnarlo a loro.
Prima di tutto è
importante riflettere sui nostri stili comunicativi appresi. A tal proposito è
bene fare un tuffo nell’infanzia e ripensare alle modalità comunicative che
avevamo da piccoli con i nostri genitori e figure di riferimento e viceversa,
ovvero come i nostri genitori e figure di riferimento comunicavano con noi.
Venivamo ascoltati?
Quando parlavi venivi
interrotto o ascoltato?
Il tono della voce
nella tua famiglia solitamente com’era?
Come venivi sgridato?
Attraverso ingiurie verbali (offese verbali, critiche, valutazioni)? Punizioni
verbali o fisiche?
Cosa secondo te è stato
giusto e cosa sbagliato?
Ora riproponi le stesse
modalità di comunicazione apprese nella tue infanzia? Se alcune di esse le
ritenevi sbagliate fai in modo di evitarle di non metterle in pratica con i
tuoi figli?
Fermati un secondo a
riflettere su tutto ciò, poi ritorna al
presente e al modo di relazionarti con tuo figlio.
Ascolti davvero tuo
figlio?
Tu ti senti ascoltato
da tuo figlio?
Com’è il tono della
voce solitamente quando comunichi con lui?
Come viene sgridato tuo
figlio?
Nell’educazione di tuo
figlio è importante che tu possa mettere in pratica il tipo di comportamento e di interazione che
ti aspetti da lui/lei nei tuoi confronti.
Un bambino abituato
agli urli imparerà a gridare, un bambino abituato alle punizioni fisiche
imparerà ad essere aggressivo/violento a sua volta.
Un
bambino che si sente ascoltato ,
rispettato e voluto bene imparerà a sua volta ad ascoltare, a sentirsi
accettato e ad amare.
Migliorare la
comunicazione e le modalità di interazione con i nostri figli è un lavoro in costante evoluzione che richiede un
impegno costante, non si apprende ne si può modificare in poco tempo. È però
fondamentale avere consapevolezza delle proprie modalità e capire come e che
cosa si può migliorare/cambiare.
Dott.ssa E. Ercolani